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Sogni e sensazioni.

Anna Rossi

Ciao, di professione sono un'insegnante della scuola primaria, nonché mamma e moglie a tempo pieno.
Mi piace scrivere e far conoscere agli altri le mie Sensazioni ed i miei Sogni, cerco di fare ciò, nella musicalità poetica, ed avendo come obiettivo principale la trasmissione delle mie emozioni, ... (continua)


Anna Rossi

Anna Rossi
 Le sue poesie

La prima poesia pubblicata:
 
Sorella Morte (15/09/2012)

L'ultima poesia pubblicata:
 
Perduto l’attimo (16/10/2019)

La poesia più letta:
 
Gemiti d'amore (31/10/2015, 5184 letture)

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Paura d'amare

Amore

Come ogni mattina, mi ero alzata più stanca di quando ero andata a letto; ormai, la mia insonnia, era diventata cronica. Non facevo fatica ad addormentarmi, ma durante la notte, mi svegliavo continuamente e tutte le mie ansie venivano a galla, facendomi immergere in un mare di confusione. Aprì le tende di pizzo e spalancai le finestre; la brezza mi riempì i polmoni e tirai un sospiro di sollievo come se volessi saziarmi d’ aria fresca. Fu solo un attimo, immediatamente ritornai apatica come sempre, pensai che quel giorno sarebbe stato uguale al precedente e così, probabilmente, sarebbe stato anche l’ indomani; inoltre, da quando mi ero separata, vivevo da sola e senza figli.
Non ero più giovane e la mia faccia, nel guardami allo specchio, sembrava una frittata, a maggior ragione, dopo una notte insonne. Facevo fatica a riconoscere il mio corpo lievitato dalla menopausa e le mie forme, un tempo perfette, si erano trasformate in un unico blocco, avevo assunto la forma a pera. Dopo il fallimento del mio matrimonio, causato dall'abbandono da parte del mio ex marito, che si era invaghito di una ragazzina, che poteva essere sua figlia, mi sentivo inutile e perdente. Avevo scarsa stima di me, non mi sentivo più una donna capace d’ amare e di essere ancora desiderata. Mi ero lasciata andare, non curavo più il mio aspetto fisico e né l’ abbigliamento.
Quel giorno, per andare in ufficio, mi vestì in modo semplice e senza trucco. Appena uscita dall'appartamento, presi al volo l’ ascensore, un’ altra persona era già entrata e stava per scendere. Questi, seccato per la mia invadenza esclamò: ” Ma che modi! Per poco non mi faceva cadere, ma l’ educazione non gliela ha insegnata nessuno?“ Lo guardai con aria inferocita; da tempo avevo smesso di essere calma e tollerante, risposi: ” Ma chi è lei per darmi della maleducata? Non volevo essere né prepotente e né tanto meno spingerla.” Lo scrutai, non era niente male, un bell'uomo più o meno della mia stessa età, capelli brizzolati, un viso regolare, fisico asciutto, e l’ aspetto molto curato.
Mi fu antipatico a prima vista e lo stesso effetto feci a lui, perché appena arrivammo nell'atrio, senza nemmeno salutarmi, si diresse verso l’ uscita. Indispettita, lo seguì con lo sguardo e pensai tra me: ma guarda che tipo, e poi dà a me della maleducata. Anche in ufficio ero diventata intrattabile e dopo una giornata stressante ed aver litigato con quasi tutti i miei colleghi, avevo solo voglia di mangiare un toast e di sdraiarmi sul divano a guardare la televisione. Indossai una tuta comoda ed iniziai a gustare la mia cena ed intanto, stavo seguendo con trepidazione, la scena finale di un episodio della mia serie preferita, quando, improvvisamente fui sovrastata da una musica assordante. Il suono, prodotto da un sassofono, proveniva dall'appartamento accanto.
Io amo molto la musica, ma questa volta la trovai fastidiosa ed insopportabile. Mi domandai chi poteva essere quel pazzo, che si era messo a suonare alle undici di sera e per giunta, in un condominio. Sicuramente non poteva essere la mia vicina di casa, una simpatica nonnina di settantacinque anni; dopo avere esitato un po’, decisi di andare a bussare all'appartamento e con tutta la pazienza che mi era rimasta, suonai il campanello, non ebbi alcuna risposta, sicuramente a causa del volume esagerato.
Dopo una attesa di circa quindici minuti, persi tutta la mia serenità e cominciai a battere all'uscio, prima lentamente e poi con più insistenza, quasi a volerlo buttare giù. Ero diventata paonazza dalla rabbia e quando si aprì la porta, apparve, con il volto sorpreso, l’ uomo dell’ ascensore. Sbottai: ” Ah… dovevo capirlo subito, che solo un gran mascalzone, poteva mettersi a suonare a quest’ ora, mentre la gente perbene, vuole solo riposare e rasserenarsi dopo un’ intensa giornata di lavoro!” Lui furibondo rispose: ” Ma come si permette a fare tutto questo chiasso? Per poco non mi buttava giù la porta!” Continuai: ” Che fine ha fatto la signora Sara? Lei chi è?”. In modo concitato rispose: ” La signora Sara, come la chiama lei, si dà il caso che sia mia madre ed in questo momento, si trova in una casa per anziani, ma a lei cosa importa?” Replicai: ” Ah… lei è quel figlio ingrato che non veniva mai a trovare quella povera donna, come si vede che è una persona insensibile e sgarbata”. E aggiunsi: ” La smetta di strimpellare, altrimenti chiamo l’ amministratore del palazzo”.
Per tutta risposta, lui mi sbatté l’ uscio in faccia dicendomi: ” Faccia pure.” E ricominciò la sinfonia. Tornai nel mio appartamento, ma la musica mi impediva di sentire la televisione e presa da una irrefrenabile impeto d’ ira, ritornai a bussare a casa di quell'uomo odioso, lui non mi aprì e continuò a suonare per tutta la notte. L’ indomani, con gli occhi gonfi dalla stanchezza e più agguerrita che mai, telefonai all'amministratore del palazzo per chiedergli di convocare un’ assemblea urgente, restai di stucco, quando mi rispose, che il nuovo amministratore era proprio il figlio di Sara.
Dovevo cambiare strategia, decisi di ritornare dall'uomo con il ramoscello d’ ulivo. Questi, non solo rifiutò la mia proposta di pace, ma divenne ancora più inflessibile. Pensai che avrei dovuto scoprire il suo punto debole; andai da Rosina, la portinaia, per avere notizie sul misterioso uomo. Scesi in portineria e con aria ingenua le dissi: ” Ciao Rosina, sempre a lavorare vero? Come va? I tuoi figli stanno bene?” Bastò una semplice domanda, che lei partì come un razzo ed in pochi minuti mi raccontò la sua vita e dopo divenne così loquace da raccontarmi, anche di tutto il condominio. Ne approfittai e gli chiesi di quell'uomo e lei rispose: ” Signora Gloria, non si sa molto di Thomas, la mamma non lo nominava quasi mai, so solo che è stato all'estero ed è ritornato da poco e la prima cosa che ha fatto, è rinchiudere la povera Sara in uno ospizio. Non so altro!”
L’ uomo, iniziò a diventare un chiodo fisso, in particolare per i suoi concerti notturni, possibile, riflettevo, che nessuno degli altri inquilini si lamentasse di quel trambusto? Pensai addirittura, di cambiare casa, ma l’ idea di dargliela vinta non mi andava. Una sera, di ritorno dal lavoro, lo vidi in compagnia di una bellissima ragazza bionda, lui mi guardò con aria sufficiente, mentre io l’ osservai appena, non so perché, ero infastidita nel vederlo assieme ad un’ altra. Udivo la musica e le loro risate, il colmo fu quando venne da me a chiedermi del ghiaccio, io, invece di mandarlo a quel paese, lo feci accomodare e andai a prenderglielo. Lo sbirciai con la coda dell’ occhio, era molto attraente, indossava un maglioncino beige e dei jeans rossi, mi vergognai un po’, per com'ero vestita, cercai di sistemare i capelli e ritornai nel soggiorno, gli diedi il ghiaccio, lui mi ringraziò e lo accompagnai all'uscita.
Diedi uno sguardo fuori e vidi il cielo buio e pieno di nuvoloni che non promettevano niente di buono. Da lì a poco si scatenò l’ inferno, una pioggia torrenziale, sembrava che dovesse venire giù il cielo. Mi rassegnai ad un’ altra notte in bianco e andai a letto, ma contrariamente alle altre notti, riuscì a riposare qualche ora. Il maltempo aveva lasciato un’ aria fredda e l’ indomani, affacciandomi alla finestra, mi accorsi che il nido di rondini sulla grondaia del palazzo di fronte era vuoto, segno che l’ inverno oramai era alle porte. Rabbrividì al pensiero che avrei trascorso dei mesi in solitudine e senza l’ affetto di nessuno. Per un attimo ebbi la consapevolezza di aver sprecato tutta la mia vita, con scelte sbagliate.
Scacciai quei pensieri con rabbia e mi preparai per andare in ufficio, mi vestì con quello che mi capitò tra le mani: un paio di pantaloni blu ed un golfino color panna. Per un istante passai davanti allo specchio e mi soffermai, cosa che non facevo più da anni, mi chiesi se ero veramente io la persona riflessa e cosa fosse rimasto di me, di quella donna piena d’ amore per gli altri e soprattutto per se stessa; in quale mondo era stata catapultata? Mi ricambiai subito, indossai una gonna nera a tubino ed una camicetta di seta, color fucsia, mi truccai in modo delicato, sciolsi i miei capelli neri raccolti a coda e osservandomi mi sentì soddisfatta del mio aspetto. Appena fuori casa, incontrai Thomas sul pianerottolo, restò stupito dal mio abbigliamento e distrattamente mi urtò facendomi cadere una cartellina di documenti che avevo in mano… lo guardai come se avessi voluto fulminarlo, ma la sua aria dispiaciuta mi fece desistere. Farfugliò: ” Scusami Gloria sono alquanto sbadato!” Raccolse tutti i fogli sparpagliati e continuò: ” Per farmi perdonare, ti va di prendere qualcosa al bar?” Accettai l’ invito e prendemmo un caffè ed una sfogliatella.
Scoppiammo a ridere, quando nel guardarci, ci accorgemmo di avere il viso imbiancato dallo zucchero a velo, lui si avvicinò e delicatamente, cercò di pulirmi le labbra ed io feci altrettanto. Per un attimo i nostri occhi si incrociarono, impacciati e disorientati abbassammo entrambi lo sguardo e dopo un po’ salimmo sulle nostre rispettive auto. Nell'attesa che il semaforo diventasse verde, mi sorpresi a sorridere, stavo ripensando alla scena di prima, ma poi, come sempre, prevalse in me la durezza. In ufficio, quel giorno, il tempo non passava mai, avevo premura di ritornare a casa, desideravo rivedere Thomas. Purtroppo restai delusa, quella sera non udì alcun suono provenire dal suo appartamento e così fu per tutta la notte.
All'alba ero già in piedi ed affacciandomi da'la finestra vidi Thomas parcheggiare l’ auto e scendendo portò con sé il sassofono, dopo un po’ sentì chiudere la porta di casa e nulla più. Pensai che fosse andato a dormire dopo una notte di follie. Il fatto che aveva trascorso tutta la notte fuori, mi disturbava, ciò mi fece riflettere, mi stavo interessando troppo a lui e non né avevo affatto l’ intenzione. Più tardi lo incontrai in ascensore e non persi l’ occasione per punzecchiarlo: ” Ciao, pensavo che dormissi, visto che sei appena rientrato! ” Sbadigliando rispose: ” Cos'è Gloria, adesso mi controlli?” Seccata risposi: ” Guarda che è stato un caso, stavo giusto guardando fuori.” All'improvviso sentimmo un botto e l’ ascensore restò appeso fra un piano all'altro. Fui presa dal panico e cominciai ad urlare: ” Cosa succede? Perché si è fermato? Adesso cosa facciamo, il cellulare non funziona qui dentro, fai qualcosa… ti prego mi manca l’ aria… mi sento soffocare!” Diventai isterica lui cercò di tranquillizzarmi senza riuscirci: ” Gloria smettila di urlare, è mancata la corrente e fra poco ritornerà.”
Sentivo che stavo per svenire, il terrore si era impadronito di me, soffrivo di claustrofobia e di attacchi di panico devastanti. Thomas, in quel momento mi abbracciò e piano piano cominciai a calmarmi, sentivo il suo corpo premere contro il mio e poi, le sue labbra si posarono sulle mie e si schiusero in un bacio dolce e profondo. Il respiro questa volta era palpitante, non per la paura, ma per l’ emozione che stavo provando, fu un attimo, perché mi allontanai bruscamente e gli mollai un schiaffo sul viso, lasciandolo con lo sguardo esterrefatto. Imbarazzato mi chiese scusa ed in quello stesso istante, ritornò a funzionare l’ ascensore. Arrivati giù, ci salutammo ed ognuno andò per la sua strada. Rifiutavo l’ idea che mi fossi innamorata, non volevo soffrire nuovamente e non avrei mai più regalato il mio cuore ad un uomo. Ero così sconvolta, che non andai al lavoro. Per potermi rilassare, nonostante il freddo pungente, decisi di fare una passeggiata. Mi guardavo intorno ma era come se non vedessi nessuno, avevo la mente vuota ed il cuore in lacrime.
Tornai a casa ed ebbi l’ amara sorpresa di trovare, davanti alla porta, il mio ex marito, smagrito e non più borioso, gli dissi: ” E tu cosa ci fai qui?” mi rispose:” Ciao Gloria, mi dispiace non averti avvisato.. lo interruppi: ” Infatti, hai fatto malissimo, cosa vuoi?” Lui sofferente, mi afferrò le mani e con gli occhi imploranti mi disse: ” Ti prego fammi entrare, devo parlarti.” Io ribattei svincolandomi: ” Non abbiamo più nulla da spartire, vattene che la sola tua vista mi dà la nausea: ” Lui insistette: ” Ti prego Gloria ho capito di aver sbagliato, tu sei l’ unica donna che abbia mai amato, perdonami.” Esclamai: “ Com'è ti ha mollato? Non m’ interessa e né tanto meno mi importa più nulla di te.” Così entrai e lo lasciai fuori come un cane bastonato, ma una volta dentro, mi appoggiai alla porta e scoppiai a piangere.
Che giornata… era proprio da dimenticare; anche se non avevo fame, mi preparai qualcosa per pranzo, mi stavo accingendo a scolare la pasta, quando suonarono alla porta. Dallo spioncino vidi che era Thomas, pensai di non aprirlo, al contrario lo feci entrare. Aveva in mano un libro del mio scrittore preferito, porgendomelo disse: “ Questo è per farmi perdonare.” Il suo gesto mi parve molto carino e non solo accettai il regalo, ma lo invitai a restare a pranzo. Mi odiavo, con la ragione mi imponevo delle scelte, mentre con il cuore ne facevo altre. Ero smarrita fra mille dubbi e mille incertezze, una volta a tavola me lo trovai davanti e l’ osservai mangiare con gusto la mia pasta scotta, una sola cosa mi sembrò certa, quell'uomo mi piaceva e non solo fisicamente; avvertivo anche la sensazione, che lui si sentisse molto solo. Avevo percepito nella sua musica, un tormento che gli straziava l’ anima sofferente, la si poteva sentire piangere e morire a poco a poco.
In quel frangente, mi parlò anche della mamma, seppi che la donna era affetta dal morbo di Alzheimer ed era per questo, che l’ aveva portata in una casa per anziani, affinché ricevesse tutte le cure. Thomas era impegnato con il lavoro e spesso, la notte, si esibiva come musicista nei locali notturni e non poteva accudirla. Intanto, più lo conoscevo e più mi sentivo attratta da lui e così, una sera che mi invitò ad una sua esibizione in un piccolo locale, per l’ occasione, mi preparai con cura, volevo essere bella ed attraente. Scelsi un abito nero, molto seducente, con una profonda scollatura ed uno spacco sul lato sinistro, un paio di tacchi a spillo e per completare, indossai un filo di perle e mi acconciai i capelli in morbidi ricci. Tutto sommato, guardandomi allo specchio, ero compiaciuta del mio aspetto. Lui passò a prendermi ed il suo sguardo, carico di ammirazione, mi fece sciogliere come uno zuccherino. Malgrado tutto, sentivo ancora quella vocina che mi diceva di non farmi ammaliare, che gli uomini erano tutti uguali, di ricordarmi la mia sofferenza e così via.
Cercai di allontanare dalla mia mente quell'ossessione e decisi, che per una volta, mi sarei goduta la serata senza impegnarmi. Il locale era molto chic, le luci soffuse e la musica di sottofondo, dolce ed armoniosa, rendeva l’ atmosfera piacevole. Per me aveva prenotato un tavolo vicino al palcoscenico. Appena iniziò a suonare, gli occhi furono puntati su di lui e quando le prime note si librarono nell'aria, tutti furono rapiti dalla musica graffiante, ascoltavano estasiati e quando l’ ultima nota, concluse l’ esibizione, uno scrosciante applauso lo travolse. Ero rimasta in silenzio, restai affascinata dal suono magico del suo sassofono ed intanto, uno spiraglio si stava aprendo nel mio cuore. Mi raggiunse e finimmo la serata bevendo un drink, ora non lo vedevo più come un nemico da combattere; nonostante le mie difese, ero capitolata di fronte all'amore.
Ma anche questa volta, non accettai l’ idea di essermi innamorata e quando lui, mi propose di finire la serata a casa mia, rifiutai dicendogli: ” Siamo stati bene questa sera, ma non ho intenzione di impegnarmi né con te, né con altri.” Il suo viso si oscurò e rispose ” Se è questo che desideri… a me basta solo essere tuo amico.” Da quel momento, evitai di incontrarlo, non rispondevo alle sue chiamate e non lo aprivo quando veniva a casa e se inevitabilmente lo incontravo, fuggivo. Per parecchi mesi riuscì nel mio intento, ma una sera che pioveva a dirotto, stavo rientrando e lui era a piedi e senza ombrello, mi dispiacque vederlo inzuppato fradicio, così intenerita gli diedi un passaggio fino a casa, lui mi guardò freddamente e disse: “ Come mai ti sei fermata e non sei fuggita come fai di solito?”
Finsi di non aver sentito e risposi: “ Dai sali non ti lascio sotto questo diluvio.” Per tutto il tragitto restammo muti, si sentiva solo il rumore della pioggia e dei tergicristalli. Sentivo freddo ma non era per la temperatura, era qualcosa che veniva dall'anima, non solo ero stata abbandonata, ma anch'io avevo smesso di amarmi, come se qualcuno avesse spento la luce della mia vita. Ma, mentre lui era vicino a me, pensai che forse avevo sbagliato ad aver paura di ritornare ad amare; arrivammo a casa e Thomas ringraziandomi se ne andò.Piansi tutte le lacrime che mi ero tenuta dentro per mesi e dopo, mi sentì liberata dal peso della mia solitudine, in quel momento, capì che quell’ amore valeva la pena di essere vissuto. Non ci pensai due volte ed andai da Thomas, bussai e dopo un bel po’ sentì la voce di una donna che chiedeva chi fossi, raggelai, venne ad aprire la porta una bellissima ragazza, la stessa con cui l’ avevo visto quella sera. Restai senza parole e non sapendo cosa dire, chiesi: ” C‘è Thomas? Volevo chiedergli se può rinviare l’ assemblea del condominio.” Lei mi rispose: ” Un attimo che lo chiamo:” Ma prima che arrivasse, me ne scappai maledicendomi: ” Che stupida a credere che io gli potessi interessare… oppure l’ ho perso per la mia insicurezza.”
Mi rifugiai nel mio appartamento e mi imposi che mai e poi mai avrei dato più retta agli uomini. Ma nella solitudine della mia camera, l’ amarezza e la delusione si ingigantirono ed un senso di impotenza mi lasciava vuota ed incapace di reagire. Mentre ero nel lettone, troppo grande per una sola persona, udì nuovamente quella musica straziante e la percepivo, ancora più tormentata. Le note parevano che mi entrassero nel cuore come spilli e lo invadevano con sentimenti contrastanti, il dolore, l’ amore, il tormento, il desiderio; mescolandoli tutti per poi dar vita ad un’ emozione nuova. Avevo barricato la mia vita fra il rancore, l’ odio e la rassegnazione e adesso, inaspettatamente, la speranza era riapparsa con tutta la sua irruenza. Mi sentivo leggera come se avessi lasciato cadere nel vuoto, la zavorra della malinconia, desideravo a tutti costi ritrovare la mia giusta serenità.
Nonostante l’ amore che provavo per Thomas, non lo cercai più e né tanto meno lo fece lui. Una mattina, mentre stavo per uscire Rosina mi sequestrò in portineria e con aria complice mi farfugliò: ” Signora Gloria, lo sa che fra poco in questo palazzo avremo i fiori d’ arancio?” Il figlio della signora Sara si sposa con quell’ incantevole ragazza, forse l’ ha già incontrata, sono proprio una gran bella coppia.” Sentivo la terra franare sotto i piedi e la testa girare vorticosamente. Cercai di darmi un po’ di ritegno e lei continuò: ” Si dice che sia incinta: ” Fu il colpo finale, impallidì a tal punto, che Rosina spaventata esclamò: ” Signora Gloria si sente bene? Si sieda, è così pallida, le vado a prendere un po’ d’ acqua.” Ribattei: ” Non si preoccupi è solo uno sbandamento!” In quel preciso istante Thomas stava uscendo e vedendomi in portineria, pallida come un cencio, si avvicinò premuroso e con aria preoccupata mi chiese: ” Gloria che hai? Sei così pallida?” Mi ripresi immediatamente rispondendogli: ” Devo farti gli auguri? Ho saputo che ti sposi.” Lui mi guardò con aria corrucciata e aggiunse: ” Le voci volano in questo palazzo!” Ed andò via.
Mi imposi di dimenticarlo, ma il fatto che ero ancora capace di provare sentimenti, mi rendeva euforica, mi sentivo rinata. Continuai la vita di sempre ma con un’ energia nuova e questo mi faceva apparire ancora più graziosa, e quando incontravo gli occhi ammirati degli uomini la mia vanità femminile si sentiva appagata. Soffrivo per Thomas, ma guardavo al futuro con speranza; così, una mattina, ci incontrammo nuovamente in ascensore il quale si bloccò di nuovo, ma questa volta non per un guasto, ma per volontà di Thomas, che mi sussurrò: ” Gloria guardami negli occhi, cosa vedi?” Io non potei fare a meno di notare uno sguardo languido e appassionato e non ebbi più alcun dubbio lui mi amava. Lui ripeté. ” Gloria cosa vedi?” Io risposi dolcemente: ” Amore!”
Iniziò a baciarmi, prima con dolcezza e poi in modo appassionato ed i suoi baci si fecero più audaci. Le sue mani cercavano di slacciarmi i bottoni della camicetta e dopo un po’ iniziò a sfiorarmi i seni con le sue dita da musicista, al suo tocco, brividi di piacere e passione mi travolsero in un abbraccio sensuale. Quando riuscì a staccarmi dalla sua foga e ripresi fiato sussurrai: ” Ma non dovevi sposarti?” Rispose sorridendo: ” A quanto pare hai abboccato come un pesciolino, non sapevo come fare per farti capire che anche tu mi amavi e non potevi vivere senza di me, e chi meglio di Rosina avrebbe potuto fare al caso mio, è bastato un piccolo cenno alla pettegola del palazzo che l'esca era buttata.” Dissi: ” E la ragazza?” Rispose: ” E’ una collega d’ ufficio e quando abbiamo del lavoro arretrato, preferiamo completarlo a casa, ma siamo soltanto amici, lei ha già una compagna, quindi, come vedi, ha altre preferenze.” Un’ alba nuova ci ha salutato anche in questo giorno, lo guardo addormentato accanto a me, sento il suo respiro regolare ed il viso sereno. Ogni mattina mi soffermo a contemplarlo per un bel po’ e mi riesce difficile che non sia solo un sogno e penso: ” Adesso lo sfioro e sparisce!” Invece quando apre gli occhi e mi dice: ” Buongiorno stella mia!” Basta questo per abbracciarlo forte e accoccolarmi accanto a lui, sentire il suo profumo di uomo per abbandonarmi nell’ estasi meravigliosa dell’ amore

Anna Rossi 08/04/2015 05:34 525

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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