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Sogni e sensazioni.

Anna Rossi

Ciao, di professione sono un'insegnante della scuola primaria, nonché mamma e moglie a tempo pieno.
Mi piace scrivere e far conoscere agli altri le mie Sensazioni ed i miei Sogni, cerco di fare ciò, nella musicalità poetica, ed avendo come obiettivo principale la trasmissione delle mie emozioni, ... (continua)


Anna Rossi

Anna Rossi
 Le sue poesie

La prima poesia pubblicata:
 
Sorella Morte (15/09/2012)

L'ultima poesia pubblicata:
 
Ti affido i miei figli (14/11/2019)

La poesia più letta:
 
Gemiti d'amore (31/10/2015, 5760 letture)

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Un Amore Sbagliato

Amore

Dopo aver trascorso alcuni giorni in montagna, a casa dei genitori, Barbara si apprestò a tornare in città, dove da poco insegnava.
La strada era tortuosa e scendeva a strapiombo sul mare, Barbara era catturata dal panorama incredibile: capriole di nuvole si rincorrevano nella volta celeste, ed il mare appariva come un immenso lago, dove scivolavano leggere, bianche vele e piccole imbarcazioni da pesca.
Mentre aceri e castagni, affiancavano il ciglio della strada sterrata e poteva anche sorprendersi, davanti al salto di uno scoiattolo nero, che dalla cima di un albero, all'altro scendeva nella sua tana. E poi ancora, dei ricci, che incuranti delle auto, attraversavano la strada assieme a tassi e donnole.
Lei, restava ammaliata di fronte a questo spettacolo che la natura le offriva, a tal punto, che si distraeva dalla guida, con il rischio di uscire fuori strada.
Non si accorse nemmeno, dell’ auto che le era dietro e frenò bruscamente, al passaggio di un cucciolo di volpe. L’ urto, sebbene la velocità non fosse eccessiva, le procurò un balzo in avanti e la cintura le impedì di sbattere la testa e farsi male sul serio.
Le urla del conducente della polo blu, che l’ aveva tamponata e che intanto era sceso dall'auto, la fecero tornare in sé dallo spavento, questi le disse: ” Ma che cosa le è saltato in mente di frenare all'improvviso, è matta? Guardi cosa ha combinato!”
Era praticamente fuori di sé, scese anche lei dall'auto e barcollando per il colpo, alzò lo sguardo. Incrociando gli occhi dell’ uomo, sentì come un risucchio che la portava nel vento, e fra le braccia di un sogno. Restarono per un po’ a fissarsi negli occhi.
Lui aveva all'incirca quarant'anni, un fisico alto e asciutto, gli occhi azzurro mare, i capelli neri, dal riccio ribelle e scomposto; a lei sembrava un angelo. Quando imbarazzata, distolse lo sguardo e balbettò: ” Mi dispiace, ma non ho potuto evitare di frenare, non potevo investire la volpe.” Lui seccato, prese il CID per l’ assicurazione e cominciò a compilarlo e dopo aver finito, sparì lungo la strada.
Lei rimase ancora per qualche secondo, stordita e sbalordita, dall'atteggiamento villano dell’ uomo, che non gli aveva chiesto nemmeno se si era fatta male.
Barbara intanto, telefonò a Claudio, il suo compagno, con cui stava insieme dal liceo e gli raccontò l’ accaduto, lui, invece di preoccuparsi per la sua incolumità borbottò: ” Sei la solita distratta, chissà quanti danni avrai fatto all'auto nuova.”
Lei mortificata non rispose e riattaccò stizzita. Risalì in macchina dopo essersi accertata dei danni che aveva provocato ed iniziò a piangere silenziosamente, ma le bastò un attimo, per ritrovare il sorriso; sul ciglio della strada vide la volpe con il suo piccolo.
Si rimise in viaggio e dopo qualche chilometro, giunse all'Istituto Scolastico dove insegnava. Appena dentro la classe, dimenticò tutto quello che le era capitato, tranne i due occhi di ghiaccio dell’ uomo, che aveva incontrato prima.
Fece lezione ai suoi alunni e quando suonò la campanella, si apprestò ad uscire con i bambini. Non conosceva ancora i genitori dei suoi alunni, quando fra tutte le persone presenti, riconobbe l’ uomo dell’ incidente, il quale si avvicinò a prendere sua figlia Marika, una sua alunna.
Adesso che la guardava bene, Barbara si accorse della somiglianza. Lui sorpreso, fece una smorfia e con un segno di disappunto le disse: ” Non ci posso credere, ancora lei? E’ una persecuzione, non mi dica che è l’ insegnate di mia figlia?” Barbara risentita rispose: ” Mi dispiace che la cosa la disturba, ma sono la nuova maestra, se questo non le fa piacere non sono affari miei.”
Lui per tutta risposta si voltò, prese la bimba per mano e si diresse all'auto parcheggiata lungo il cortile. Era proprio un giorno da dimenticare, si sentiva stanca e soprattutto non aveva voglia di ritornare a casa ad affrontare i rimproveri di Claudio, così pensò di andare in una trattoria lì vicino, per mangiare qualcosa. Nel locale c’ era poca gente, si sedette in un tavolo leggermente appartato, ordinò un arrosto di carne ed un’ insalata.
Mentre aspettava che il cameriere la servisse, ripensò con dispiacere alle liti continue con Claudio ed alla sua mancanza di comprensione, in quel momento, entrò nel locale una coppia che si sedette al tavolo vicino al suo; restò di stucco… era il papà di Marika in compagnia di una ragazza molto carina e giovanissima, vestiva casual, jeans, maglietta bianca aderente, con una scollatura profonda e sopra un golfino di lana, dal taglio morbido.
Lei sembrava dispiaciuta, al contrario lui, sicuro di sé parlava con decisione, noncurante delle lacrime della ragazza, la quale, dopo qualche minuto si alzò per recarsi alla toilette. Barbara la seguì in bagno e quando entrò, vide Gianna, questo era il suo nome, che stava piangendo e cercava di asciugarsi il mascara che le era colato sul viso. Barbara le domandò: “ Tutto a posto? Ha bisogno di aiuto?” Ma lei scosse il capo e tornò in sala.
A Barbara, questo incontro la turbò molto, anche perché era evidente che c’ era qualcosa nella coppia che non andava.
Alla fine concluse, che non erano affari suoi, pagò il conto ed uscì ma mentre era in auto, rivide nuovamente i due litigare in modo acceso, l’ uomo diede un violento ceffone alla ragazza, che per poco non cadde per terra. Lui ripartì velocemente e la ragazza da sola, attraversò la piazzetta e sparì in un vicolo.
Barbara inquieta, ritornò nel suo piccolo appartamento, all'ultimo piano di un vecchio palazzo, sprovvisto di ascensore. Era composto da un piccolo atrio, una graziosa camera da letto, bagno, un piccolo soggiorno, con un mega televisore ed un cucinino.
Claudio non era in casa, lavorava fino a tardi, si occupava dell’ amministrazione in una grande azienda. Lei tirò un sospiro di sollievo, finalmente poteva riposarsi senza tensioni e dopo aver corretto i compiti dei suoi alunni, preparò per cena, il piatto preferito di Claudio, scaloppine ai funghi porcini.
Nel frattempo che Barbara aspettava il suo arrivo, per poco non fece cadere un bicchiere che aveva in mano; in quel momento, al telegiornale, parlavano di una ragazza trovata morta in un vicolo buio, con un coltello nel petto e si presupponeva, ad un tentativo di violenza. La ragazza aveva le unghie spezzate e gli inquirenti pensarono ad un suo tentativo di difesa.
Non riusciva a credere a quello che stava vedendo, dalla foto capì subito, che si trattava della stessa ragazza incontrata con il padre di Marika. Un dubbio l’ assalì, non poteva essere, era una coincidenza.
Quando Claudio ritornò, non gli raccontò nulla, anche se, vedendola turbata, le chiese cosa avesse, ma lei rispose in modo evasivo e si rifugiò nel grande lettone, per cercare di dormire un po’.
La mattina seguente, a scuola, vide Marika accompagnata dalla mamma, una signora sulla quarantina, ben vestita ed un po’ in carne. La bambina quella mattina faceva i capricci e Barbara cercò di rassicurarla, e la mamma disse: “ Maestra, oggi deve avere un po’ di pazienza, il padre ieri sera è partito per un convegno e lei gli è molto legata.”
Barbara rabbrividì e pensò tra sé: “ Ma quale partito? Se l’ ho visto alla trattoria in compagnia di quella povera ragazza?” Rispose a voce alta alla mamma della bambina: ” Speriamo che suo marito torni presto, così Marika si calmerà.” la mamma rispose: ” Effettivamente dovrebbe ritornare stasera… la saluto!”
All'uscita di scuola, inaspettatamente, venne a prenderla il padre ed alla sua vista Marika si lanciò fra le sue braccia. Bruno, il padre della piccola, aveva il viso tirato ed i suoi occhi di ghiaccio, la fecero rabbrividire. La fissò con uno sguardo penetrante e pensò che la volesse far sparire.
Infatti, quel giorno nella trattoria, anche lui l’ aveva notata ed aveva visto che lo guardava con sospetto. Da quel momento, inspiegabilmente, Bruno cominciò a corteggiarla, dapprima con dei semplici complimenti e poi con sempre più insistenza. Barbara cercava di evitarlo. Quell'uomo le faceva paura!
Il suo atteggiamento prepotente la indispettiva, ne avrebbe voluto parlare con Claudio, ma l’ idea la spaventava.
Una sera, dopo l’ ennesima riunione scolastica, uscì che era già buio e si incamminò per trovare un taxi, la sua auto era in officina ed aveva rifiutato anche l’ invito di un collega che si era offerto di accompagnarla a casa, in quel momento, pensò che aveva sbagliato a non accettare il passaggio.
Improvvisamente, Bruno sbucò da una strada secondaria e le si affiancò con l’ auto dicendole: ” Ehi maestrina, vuoi che ti accompagni?”
Lei con stizza rispose: ” Ti ringrazio, ma preferisco fare due passi.” Ma lui non mollava la presa e continuò: ” Dai sali, tanto dobbiamo fare la stessa strada.”
A questa risposta, Barbara si allarmò, come faceva a sapere dove abitava? Ma certo, che stupida, l’ incidente… aveva i suoi dati personali.
Cercò di mantenere la calma e vista l’ insistenza, con timore accettò l’ invito, ciò anche per evitare di irritarlo ulteriormente.
In auto, lui guardava dritto la strada e dalla mascella contratta si capiva che era molto teso. Barbara ruppe il silenzio imbarazzante e cominciò a parlare di Marika, lui non sembrava affatto interessato, ed invece di dirigersi in Via Matteotti, dove abitava Barbara, svoltò in una stradina isolata.
Lei si sentiva svenire, non riusciva nemmeno a respirare, lo guardò con gli occhi terrorizzati e gli domandò: “ Ma questa non è la strada giusta, dove mi stai portando?”
Lui rispose: “ Stai tranquilla, ti faccio vedere il panorama più bello che tu abbia mai visto.”
Si inoltrò, per un altro po’ sulla strada in salita, ed arrivarono su una piccola collina, il panorama era bellissimo, la città di Napoli, appariva distesa in tutto il suo splendore, con migliaia di luci accese, mentre nel cielo, una sfera di luce faceva da complice a quell'insolita serata.
Barbara andò in confusione, non riusciva a comprendere. Tutte le sue difese stavano crollando di fronte a quell'uomo imprevedibile. Restarono così ad ammirare il tutto, respirando la magia di quel momento. Con una carezza lui, le sfiorò il viso scrutandola negli occhi, come se le volesse possedere anche l’ anima.
In quell'istante, unico ed intenso, squillò il cellulare di Barbara e quando vide che era Claudio, chiuse il telefonino; non voleva dargli spiegazioni.
Chiese a Bruno di riaccompagnarla a casa, avrebbe voluto domandargli tante cose, anche della ragazza uccisa, ma non ebbe il coraggio.
Arrivati davanti casa, si salutarono senza scambiarsi nemmeno uno sguardo. L’ incontro l’ aveva sconvolta ed il pensiero di quella sera, la perseguitava.
Prese alcuni giorni di malattia, si sentiva spossata, svuotata. Claudio si accorse del suo cambiamento e cominciò a farle domande, lei si chiudeva a riccio e sdrammatizzava il tutto. Intanto, si domandava se le indagini sul brutale omicidio fossero arrivate ad una svolta, si collegò su internet, sul sito di un famoso quotidiano ed in un trafiletto della cronaca nera scorse la notizia, che forse avevano arrestato il presunto colpevole: un balordo, che si aggirava di notte, fra i vicoli del centro storico.
Si sentì sollevata, quasi come se tutto ciò, la riguardasse, infatti, pensò che era inutile mentire a se stessa, si era perdutamente innamorata di Bruno, l’ uomo sbagliato.
Restò a casa per ancora qualche giorno, ma la presenza di Claudio la infastidiva, doveva assolutamente parlargli e dirgli che la loro storia era arrivata al capolinea.
Quella stessa sera lui, dopo un’ accesa discussione, prese le sue cose ed andò via. Dopo qualche giorno, Barbara dovette rientrare in servizio ed al solo pensiero di rivedere Bruno, il suo corpo impazziva.
Quel giorno Marika era assente e venne informata dalla preside che la bambina si era trasferita in un’ altra città. Lei si sentì morire, non avrebbe mai più visto il padre della bambina, non si sarebbe più persa nello sguardo magnetico di Bruno.
La campanella suonò la fine delle lezioni, lei prese le sue cose e si avviò all'uscita, quando improvvisamente apparve Bruno, aveva la barba lunga ed il viso pallido, si avvicinò dicendole: ” Ehi maestrina, andiamo a pranzo insieme?” Lei annuì ed una volta nel ristorante, si sedettero in un tavolo isolato, si guardarono... tutto divenne chiaro, o almeno così sembrava...
Le raccontò che la moglie se ne era andata con la figlia in un’ altra città.Inoltre, gli spiegò che la ragazza con cui l’ aveva visto quel giorno, era una sua studentessa universitaria, che si era invaghita di lui, ed essendo stata respinta, l’ aveva perseguitato, ricattandolo su cose inesistenti e con accuse ingiuriose.
Gli confidò che quel giorno, si erano incontrati per chiarire l’ incresciosa situazione, ma al contrario, lei si era intestardita di più, ecco perché la lite, era poi sfociata nello schiaffo. Mangiarono poco, le emozioni che provarono, erano così forti da dominare tutto l’ incontro; quando le loro mani si sfiorarono la sensazione fu simile al caldo del sole sulla pelle. Barbara si rese conto di essersi innamorata veramente per la prima volta, un amore profondo che coinvolgeva tutto il suo essere.
La loro storia, ebbe inizio da quel giorno, proseguendo serenamente, tanto che dopo un po’, decisero che si sarebbe trasferita da lui.
Sembrava che tutto andasse per il verso giusto, ma il carattere incostante di lui, aveva dei mutamenti improvvisi, passava da una tenerezza infinita a scatti d’ ira per delle banalità. Questo cominciava a preoccuparla, perché in quei momenti, lui le faceva quasi paura.
Bruno spesso si chiudeva nello studio e non voleva essere disturbato, infatti, una volta che si era permessa di entrare nella stanza, lui per poco non l’ aveva aggredita, picchiandola.
Altre volte lo sentiva parlare al telefono ed al suo arrivo cambiava il tono di voce. Una notte, si accorse che lui non era accanto a lei, si alzò per vedere dove fosse, ma non lo trovò in casa.
Restò ad aspettarlo e quando verso l’ alba, lui rientrò gli domandò: ” Ma dove sei stato, esci di notte e non mi dici nemmeno dove vai?”
Lui seccato rispose: ” Adesso vuoi vedere che devo chiedere anche a te il permesso di uscire? Non avevo sonno e ho fatto un giro! Soddisfatta della risposta?” Barbara temendo una sua reazione violenta, ammutolì.
Questo amore la rendeva infelice, c’ era qualcosa di strano.
E così un giorno, approfittando della sua assenza entrò nel suo studio. Cominciò a rovistare nei cassetti ed in uno di essi, scoprì un doppiofondo, ove all'interno di questo, trovò delle foto che la lasciarono interdetta.
Ritraevano ragazze giovanissime, completamente nude. Dietro ogni foto, compariva il nome ed una data; fra queste, vi era anche quella della ragazza uccisa e sul retro, scritto in rosso, il giorno in cui era stata rinvenuta senza vita. Le si annebbiò la vista; i dubbi su Bruno, questa volta si fecero concreti. Cercò di mantenere la calma, ma la paura cominciò ad impadronirsi di lei.
Al rientro, lui si accorse che era turbata, questo lo insospettì, aveva il timore che lei avesse scoperto qualcosa. Le stava con il fiato sul collo, si sentiva persa, doveva parlarne con qualcuno, dei suoi sospetti e pensò di chiamare Claudio.
Gli telefonò dicendogli: ” Claudio devo parlarti, è molto importante. ” Lui prontamente rispose: ” Ti raggiungo, dimmi dove sei!”
Trovandosi da sola, si diedero appuntamento nel pomeriggio, ma mentre aspettava Claudio, sentì la chiave nella toppa, era Bruno che rientrava. Lei fu presa dal panico e non riuscì a mascherare la propria paura. Lui in quel momento capì di essere stato scoperto e avvicinandosi con aria minacciosa gridò: ” Guarda, guarda, la nostra maestrina ha scoperto tutto! Mi dispiace amore, ma non puoi restare in vita, sai, sono una persona rispettabile, con una carriera davanti, una posizione invidiabile e non posso permetterti di distruggermi.
Mentre diceva questo, le strinse le mani intorno al collo, lei cercò di divincolarsi ma lui la stringeva sempre più forte. Barbara, in quel momento, pensò che sarebbe morta.
Nel frattempo arrivò Claudio e vide l’ auto di Bruno parcheggiata davanti casa, prudentemente guardò dalla veranda e vide la scena e senza pensarci su, con una sedia ruppe la vetrata, era arrivato appena in tempo.
Bruno mollò la presa e Barbara scivolò a terra semi svenuta, ci fu una colluttazione, in cui Bruno sembrava che avesse la meglio, infatti era sopra di Claudio e lo stava massacrando di pugni. In quel momento, Barbara riprendendosi, anche se con fatica, vedendo Claudio in difficoltà, prese un pesante posacenere di cristallo e lo spaccò in testa a Bruno, il quale cadde a terra privo di sensi.
Barbara più tardi, vedendo davanti casa la volante dei carabinieri e Bruno in manette, pensò che di essere stata fortunata.
Lui era il vero assassino di Gianna, uccisa perché aveva scoperto che ricattava le giovanissime studentesse, alle quali diceva che se non sottostavano al suo volere le avrebbe bocciate; da ciò la decisione di Bruno di ucciderla.
Barbara stremata, si strinse a Claudio il quale teneramente l’ abbracciò ed accarezzandola le chiese: ” Torniamo a casa, vuoi?” Lei con gli occhi pieni di lacrime rispose: ” Potrai mai perdonarmi del male che ti ho fatto?”
Lui sorridendo rispose: ” Male? Ma di quale male parli? L’ ho già dimenticato!”
Bastarono queste poche parole, dettate dall'amore vero, che Claudio provava ancora per Barbara, a dissipare tutti i rancori e le incomprensioni.
Molte volte si viene accecati da quello che può apparire meraviglioso e scoprire che in fondo, c’è tanto marciume.
Nelle unioni, spesso i contrasti possono sembrare insormontabili, ma basta soffermarsi sulla parola donare, per comprendere che vale la pena di vivere una storia d’ amore.

Anna Rossi 06/03/2015 09:31 575

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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